Perché una biro da 50 centesimi può sostenere l’apprendimento

a sinistra un bambino cancella nervosamente, a destra corregge serenamente con la biro.

Mi capita spesso di osservare che i bambini, dopo aver sbagliato a scrivere una parola, girano prontamente la penna cancellabile e sfregano con vigore per far sparire l’errore. Mi sono accorta che, in quel momento, l’attenzione si sposta dal processo di apprendimento alla necessità di cancellare l’errore.

Può darsi che stiamo trasmettendo ai nostri bambini l’idea che la perfezione sia più importante del loro prezioso processo riflessivo?

Nel corso del mio lavoro di supporto ai processi di apprendimento, mi sono detta: perché non provare a ridare ai bambini la libertà di sbagliare e di lasciarne traccia? Ho cominciato così, a chiedere sempre più spesso ai piccoli studenti di utilizzare una semplice biro indelebile. 

Questa scelta educativa nasce dall’osservazione e dalla pratica quotidiana: la penna cancellabile, pur sembrando un aiuto, può involontariamente diventare un limite e un quaderno impeccabile non è sinonimo di un cammino sereno. Se il bambino sa che ogni gesto è reversibile, il suo pensiero diventa più impulsivo e meno propenso alla pianificazione. 

Paradossalmente, la possibilità di cancellare può alimentare l’ansia: se l’errore deve sparire, allora significa che è qualcosa di intollerabile. 

In questo modo, però, rischiamo di privare l’errore della sua importanza: quella di essere una traccia visibile del coraggio di tentare.

Tornare a una biro semplice e indelebile significa ridare al bambino la fiducia nelle sue capacità:

  • Invita alla riflessione: incoraggia a riflettere un istante in più prima di poggiare la punta sul foglio.
  • Rispetta la mano: le biro classiche sono spesso più leggere ed ergonomiche, evitando fatiche inutili alle piccole dita in crescita.
  • Accoglie la fragilità: insegna che sbagliare non significa “fallire”, ma semplicemente aver bisogno di correggere il tiro.

Nel metodo che propongo, la gomma e il bianchetto lasciano il posto a un semplice taglio sull’errore. Quell’ onesta riga orizzontale ha il prezioso vantaggio di testimoniare una tappa del processo di apprendimento e di mostrare all’insegnante o al genitore che lì il bambino è inciampato e si è rialzato. 

In altre parole: vedere l’errore sotto la correzione aiuta il bambino a capire il perché del suo “inciampo” e consente all’adulto di monitorare il processo di apprendimento e i punti su cui eventualmente insistere. 

Considero questo approccio adatto a tutti i bambini, anche nei casi di bisogni educativi speciali (BES): così si trasforma l’errore da elemento di cui vergognarsi e da cancellare a una tappa comune a tutti gli esseri umani. Quando il bambino sente che il suo errore è accettato, la sua concentrazione sale e  il quaderno diventa specchio delle sue conquiste.

Vi invito a provare: offrite ai vostri bambini una biro comune e il diritto di considerare l’errore come parte del percorso di apprendimento.

Proviamo a :

  • Restituire centralità e priorità al processo riflessivo;
  • Accettare l’errore come testimonianza dell’imparare;
  • Trasformare l’errore in spunto di ulteriore apprendimento.

La mia proposta in poche parole: abbandoniamo i quaderni senza macchia a favore di pagine ricche di tracce di lavoro, ripensamenti e crescita.

 

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