Perché ho rinunciato ai social media: una scelta di libertà tra l’umano e il professionale

Esattamente otto anni fa: una scelta controcorrente

Esattamente otto anni fa, ho preso una decisione che molti colleghi definirebbero, un “suicidio professionale”: ho chiuso i miei profili sui social media generalisti.

Oggi, in un mondo che sembra esistere solo se viene postato, ho deciso di spiegare perché la mia assenza non è una mancanza di aggiornamento, ma una precisa scelta di orientamento. Non è un rifiuto della tecnologia (frequento attivamente piattaforme di apprendimento, scoperta e ricerca), ma un rifiuto della logica che sottende le “piazze virtuali” dominanti.

Una scelta umana: riabitare il tempo

La prima ragione è strettamente umana. La consulenza psicologica insegna che il cambiamento ha bisogno di una risorsa scarsa: il tempo profondo.

Sui social, il tempo è frammentato, accelerato, ridotto a uno “scrolling” infinito che anestetizza la riflessione. Rinunciando ai social, ho recuperato la disponibilità mentale per lo studio, per il silenzio e per l’osservazione. Ho scelto di non permettere a un algoritmo di decidere a cosa debba puntare la mia attenzione.

Una scelta professionale: confini e privacy

Da professionista di orientamento psicodinamico, so quanto sia prezioso il setting. Lo studio è uno spazio protetto, con confini ben definiti. La sovraesposizione costante tipica dei social rischia di sgretolare questi confini, confondendo la figura del professionista con quella della “persona pubblica”.

Mantenere la mia privacy non è un atto di segretezza, ma di rispetto verso i miei clienti: garantisce che lo spazio della nostra consulenza rimanga un territorio neutro, non inquinato dai miei stati d’animo privati, dalle mie opinioni estemporanee o dalle dinamiche della “vetrina”.

Il valore delle relazioni profonde e reali

Il vantaggio più grande che ho ottenuto è la qualità delle relazioni. Senza il “rumore” dei like e delle interazioni superficiali, le mie energie si sono concentrate sugli incontri reali.

La comunicazione interpersonale — di cui mi occupo professionalmente — richiede corpo, voce, sguardo e, soprattutto, la presenza nell’assenza. Ho scoperto che le relazioni che nascono fuori dal flusso social sono più solide, autentiche e capaci di reggere il peso della crisi.

Il prezzo della scelta: la visibilità

Sarei ipocrita se non parlassi degli svantaggi. Rinunciare ai social significa avere meno visibilità immediata. Significa non apparire nei feed di migliaia di persone ogni giorno. È un prezzo reale, spesso quantificabile in termini di opportunità commerciali perse.

Tuttavia, come spesso ripeto nei miei percorsi di supporto:

“Ogni scelta di valore ha un prezzo.”

Se la mia missione è aiutare le persone a trasformare la crisi in consapevolezza e la consapevolezza in scelta, non posso che essere io la prima a testimoniare che si può scegliere una strada meno battuta, se questa risponde ai propri valori profondi.

Conclusione

Il mio sito web e il mio studio sono i luoghi dove ho deciso di “esserci”. Qui non troverete pillole da trenta secondi o diagnosi-hashtag, ma uno spazio dove l’apprendimento fiorisce e la parola ritrova il suo peso.

Forse sarò meno visibile, ma sarò certamente più presente.

PS: “Se hai trovato questo sito, non è stato merito di un algoritmo, ma di una ricerca consapevole. E credo che questo sia il miglior inizio possibile per il nostro lavoro insieme.”

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